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Il caso. Porti il velo? Niente stage

Vietato lo svolgimento del tirocinio presso un albergo ad una diciassettenne di origine marocchina, che per scelta religiosa ha deciso di coprirsi il capo con un elegante foulard. Federalberghi. 

»E’ un errore impedire a questa ragazza di svolgere lo stage».

 

 

 

 

Roma – 13.05.2014 – Ad una giovane studentessa di origine marocchina è statonegato lo svolgimento di uno stage dal direttore di un prestigioso albergo sulla riviera riminese. Il problema? Indossa il velo islamico. Il caso è stato raccontato dal blogger Brahim Maarad sumaarad.net

«Mi avrebbero accettato se lo avessi tolto. Ma ho risposto di no», ha affermato la ragazza, mentre per la direzione dell’hotel la religione non c’entra nulla: vietati anche piercing, orecchini vistosi e capigliature stravaganti.

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Il fatto è accaduto un un albergo di Cattolica, sulla riviera riminese, la ragazza iscritta al IV° anno dell’Istituto superiore per il turismo, avrebbe dovuto fare 3 settimane alla reception, come indicato dal suo percorso di studi, ma la direzione dell’hotel l’ha esclusa, perché «gli stagisti si devono comportare e vestire in un certo modo”.

«Mi hanno discriminata ancora prima di vedere le mie capacità e competenze – ha commentato la studentessa – solo per un foulard che è segno irrinunciabile della mia fede e identità culturale». La ragazza ha poi svolto lo stage nel municipio di un Comune della zona, con mansioni che però nulla hanno a che fare con le materie studiate a scuola.

Il direttore dell’albergo ha voluto spiegare le ragioni del suo no: “Quando la scuola ci ha contattati abbiamo fatto presente che la studentessa non avrebbe potuto indossare il velo relazionandosi con i clienti. Così come non accettiamo piercing, orecchini particolarmente vistosi, capigliature stravaganti. Il nostro regolamento è chiaro, la religione non c’entra nulla. Il nostro compito è fare accoglienza. Un cappuccino servito con un sorriso è più buono, con un velo il sorriso non si vede”.

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Ma anziché calmare le acque e screditare ogni forma di discriminazione, le dichiarazioni del direttore dell’hotel hanno fatto infuriare anche la Federalberghi. 

«E’ un errore impedire a questa ragazza di svolgere lo stage – ha affermato il presidente regionale di Federalberghi, Sandro Giorgetti – i colleghi hanno sbagliato». 

Questa vicenda ci riporta alla mente altri casi simili a questo. Cambiano i nomi delle vittime della discriminazione, cambiano le città, ma il motivo rimane sempre lo stesso: se vuoi lavorare togliti il velo. Quanto dovrà durare ancora questa storia?

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