Un seminario per l'Ecuador del Buen Vivir. La Revolución Ciudadana si studia nelle Università Italiane - Expreso Latino

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Un seminario per l'Ecuador del Buen Vivir. La Revolución Ciudadana si studia nelle Università Italiane

Università Roma Tre e la Red de Amigos de la Revolucion Ciudadana: Un seminario per l'Ecuador del Buen Vivir.

 

 

 

Che cos'è il Buen Vivir?

24 Aprile 2013 - Può rappresentare un'alternativa al modello di sviluppo capitalistico?. L'Ecuador può essere un esempio per gli altri paesi?. Cosa possiamo imparare dall'esperienza della Revolución Ciudadana?

Sono i temi centrali del seminario intitolato “Ecuador: La costruzione di un modello alternativo di sviluppo e le minacce alla sovranità dello Stato. La Revolución Ciudadana ed il Buen Vivir”, organizzato dalla Red de Amigos de la Revolucion Ciudadana, in collaborazione con la Facoltà di Economia dell'Università degli studi RomaTre.

La Red, è un comitato internazionale di recente formazione, nato grazie alla determinazione e allo spirito d’iniziativa di un nutrito gruppo di giovani studenti, ricercatori, militanti in diverse realtà politiche di tutto il mondo, studiosi di economia, sociologia, antropologia, diritto, che grazie ad alcune iniziative del governo ecuadoriano hanno avuto la possibilità di visitare l'Ecuador, di toccare con mano i cambiamenti e la realizzazione di quello che ci piace chiamare "El sueño Ecuatoriano".

Da questa esperienza di viaggio nasce l'idea, quella di diffondere il più possibile i grandi successi di un paese che, nonostante una storia segnata dall'instabilità politica e da laceranti disuguaglianze sociali, ha saputo risorgere dalle ceneri lasciate dalle politiche neoliberiste, che nutrivano la pancia dei giganti del petrolio e creavano forti flussi migratori, tanto che solo nel 2004, il 10% della popolazione ecuadoriana risiedeva all'estero, arrivando a circa 1.288.000, distribuiti fra l'Europa, gli Stati Uniti e altri paesi della stessa America latina (fonte CORDES, Corporación de Estudios para el Desarrollo)

Davanti al desolante panorama italiano, nel tunnel di una crisi economica che non sembra far penetrare spiragli di luce, ma che prelude anche ad una crisi di ideali, dei punti di riferimento, naufragati insieme alla malapolitica e al malcostume, si fa sempre più forte l’esigenza di un cambio radicale, che ponga al centro dell’attenzione le esigenze sociali, che investa nel talento umano e che smetta di guardare ad una classe politica ormai arroccata su se stessa.

Una rivoluzione, come la Revolucion Ciudadana di Rafael Correa.
Con l’intento di analizzare anche il profilo accademico delle questioni fulcro del dibattito, hanno partecipato al seminario il prof. Pasquale De Muro e Salvatore Monni – docenti di Economia dello Sviluppo dell’università Roma Tre – e il prof. Massimo Pallottino – docente del CISP di Pisa – che si occupano da diverso tempo di questi temi e ne hanno fatto oggetto di studio ed esperienza diretta.

I docenti hanno realizzato un interessante percorso imperniato sulla differenza fra il concetto di “Buen Vivir” – o Sumak Kawsay, letteralmente “vita in armonia” – e il concetto occidentale di “Development”, sui loro obiettivi e sulle fondamenta di ciascuno dei modelli di sviluppo.

Il Buen Vivir concentra la propria attenzione sui bisogni dell’uomo, non solo nella sua individualità, ma anche in relazione all’altro, affermando l’importanza della vita in comunità, la necessità di uno sfruttamento sostenibile delle risorse e un principio di reciprocità ed equilibrio fra gli uomini e la Natura, che la nuova Costituzione dell’Ecuador ( approvata tramite referendum popolare nel 2008) nella sezione dedicata ai Diritti del Buen Vivir, considera soggetto di diritto al pari delle “comunidades, pueblos y nacionalidades “, la stessa Costituzione che all’articolo 283 ha introdotto il concetto di “Sistema economico social y solidario”.

Il concetto di sviluppo occidentale, nato e sviluppatosi storicamente su basi radicalmente opposte, rivolte sin dal principio all’accumulazione, a massimizzare il benessere del singolo più che alla difesa dei beni comuni, concentrato sull’andamento e sull’efficienza dei mercati, piuttosto che sui bisogni reali della società, ha provocato pian piano un grave distacco fra economia e società, del quale oggi stiamo pagando le spese.

Nonostante le inevitabili contraddizioni, non tralasciate durante l’incontro con la Red de Amigos de la Revolución Ciudadana ed immancabili in qualsiasi processo di cambiamento, gli indicatori di crescita forniti dalla Banca Centrale dell’Ecuador ci dicono che il Buen Vivir e la Revolución Ciudadana di Rafael Correa sono una formula vincente, nel 2012 il tasso di crescita del PIL ha raggiunto il 4,8 %, oltrepassando la media degli altri paesi latino americani, calcolata intorno al 3,5%, senza dimenticare però che il PIL non è l’unico indice per misurare la buona salute di un paese. Fra il Marzo 2011 e Marzo 2012, il tasso di disoccupazione ha avuto intenso calo, passando dal 7,04 al 4,88%, ed ancora, sono stati attivati programmi nazionali per il conferimento di borse di studio universitarie, ampliati gli investimenti per la ricerca scientifica e i programmi di dottorato, per la salute pubblica, per risolvere le emergenze abitative, infine vengono ormai da tempo promosse campagne per il rientro degli immigrati.

La strada per il Buen Vivir, come spesso ricorda il Presidente Correa, è ancora lunga, eppure in un momento così buio per la nostra Europa, l’Ecuador, il piccolo gigante dell’America latina, ci sembra un esempio importante dal quale, forse, ricominciare.

Chiara Scarcello